La suggestione dello jihadismo

jihadLe leggi, che pretendono di organizzare il mondo, faticano a modellarsi sull’infinita complessità dei destini personali. Da oggi, per decreto legge, è reato partire per combattere sul suolo straniero.  E allora vale anche  per Marcello Franceschi?

Il venticinquenne di Senigallia era in Siria come cooperante. Ha visto l’orrore, si è unito ai curdi di Kobane per combattere l’Isis. A leggerlo con i tempi lunghi della Storia è un decreto che condannerebbe  Garibaldi e  i volontari di Spagna, quel veneto che partecipò alla rivoluzione castrista e un ragazzo piemontese che morì in Salvador, e insomma un mucchio di persone che si batterono per cause giuste o sbagliate, ma sempre con una qualche generosità, e molte nobili illusioni.
Ma anche a leggerlo con gli occhi come fessure sul presente, non ci fa vedere nulla  sui processi ideali e psicologici che conducono a certe scelte definitive.  Siamo ignoranti, noi tutti, in materia, spaventati dal trionfo dell’orrore al punto da non capacitarci, dal ritenerlo follia incomprensibile. Continua a leggere