Lettera da Damasco 4 (e ultima)

Eccola, Maloula. Potrebbe essere un paese di Calabria, o dell’Abruzzo, accovacciato ai piedi della montagna. Con tante case incomplete, come da noi, e qualcuna, quella di chi ha fatto il pellegrinaggio a Gerusalemme, con una traccia di azzurro che sta scolorendo nel buio che cala. Non so come sia la via d’ingresso (Maloula, in aramaico vuol dire” ingresso”), perché ci siamo entrati nell’oscurità, attraverso i frutteti e i campi, attraverso il cimitero, in silenzio.
Maloula è una città morta.
Aveva duemila abitanti, e molti di più l’estate, per il fresco dei suoi milleduecento metri, e più ancora il 7 di settembre, alla festa della Santa Croce, con i suoi fuochi d’artificio e l’hotel Ambasciatori, in cima al paese, pieno di turisti.

Quest’anno, a settembre, il paese è caduto in mano ai jihadisti, per tre giorni. Hanno preso il paese facile facile: sono contadini, cristiani che volevano solo continuare in pace la vita di sempre: il grano nel piccolo tratto di pianura ai piedi del paese, un vino che sembra marsala, le albicocche e le noci, le pecore e un aspro formaggio salato. E nove chiese, campanile dopo campanile, su fino al convento di Santa Tecla con le suore e quaranta orfani, e le donne che salgono per pregare in una gravidanza, in un parto riuscito.
Sono rimasti tre giorni, e non hanno dovuto combattere, i fondamentalisti. Hanno ucciso tre persone a sangue freddo, e dell’unica vittima su cui ci sia testimonianza diretta è perché l’hanno ucciso davanti alla moglie, dopo che aveva rifiutato di convertirsi. Altre sei persone le hanno portate con sé, quando l’intervento dell’esercito li ha costretti a ritirarsi.
Poi l’esercito di Assad è passato ad altro, e i guerrieri di un Islam feroce hanno occupato l’albergo Ambasciatori e le alture tutte attorno. Da lì tengono il paese nel mirino.

Ci si può muovere solo di notte , e in silenzio, sotto un cielo stellato come in certi sfondi di carta dei presepi dell’infanzia, benedicendo una luna che non è piena. Nei vicoli soffia il vento, e nella notte c’è solo il latrare di cani diventati randagi. Dormi in una delle poche case non razziate, e i ragazzi che si sono organizzati in una difesa paesana ti lasciano un’arma, perché non si sa mai, “loro” possono calare nella notte.
Ma non c’è più nulla da conquistare, i duemila abitanti di Maloula sono tutti profughi, e il paese è rimasto solo un simbolo, senza nessuna importanza strategica.
Nella prima luce del mattino, due chiese, con le croci spezzate, e il resto di un saccheggio ignorante: hanno preso le urne dell’elemosina e i calici che erano o sembravano oro, e hanno lasciato icone quattrocentesche, accontentandosi di sparare su qualche immagine sacra. Su, a Santa Tecla sono rimaste cinque suore, e ogni giorno un blindato sale a portare qualcosa da mangiare. Per noi sarà l’unico modo di uscire, di percorrere senza vederla la strada principale, sferragliando veloci, perché lassù hanno anche i missili anticarro, oltre che i fucili di precisione.
Cinque suore e un civile, in quella casa a duecento metri da noi. Erano in due, i civili rimasti. Uno, Zaccaria, aveva poco più di cinquant’anni ed era, quello che prima del linguaggio politicamente corretto si chiamava lo scemo del villaggio. L’hanno ucciso con otto colpi, e il corpo si è potuto recuperare solo con il buio. L’altro – l’ultimo – si chiama Nicola. Lo vedo seduto sul muretto, dall’altra parte del vallone. Non ha voluto andare via, né a suppliche né a forza. Però urla e chiama i nomi dei vicini, chiede dove siano, e perché il forno del pane è chiuso. Non gli sparano, forse per un sussulto di umanità, o perché è il monumento di una sconfitta. Il suo urlo, ogni mattina, ha preso il posto di campane che tacciono. In mezzo alla strada c’è la carogna di un asinello. I ragazzi in armi l’avevano sentito ragliare, qualche giorno fa. Alla fine sono riusciti ad aprire la stalla, ma ha fatto qualche passo ed è crollato, vinto dalla fame, nella libertà di un vicolo buio. I cani hanno mangiato i suoi resti. Nella storia, il cavallo è stato l’animale dei re e dei guerrieri. L’asino, quello dei contadini. E Maloula, dove un ragazzo con il kalashnikov, dopo essersi tolto il berretto con un’effigie di Che Guevara, bisbiglia il Pater Noster nella chiesa devastata, nella lingua stessa di Gesù, è così: morta nel vicolo dopo essere stata liberata.

Ps. So che la Siria non appassiona gli italiani. Essendo scritta, questa lettera, per un social, avrei forse dovuto raccontarlo in modo più personale, tipo il momento in cui mi sono chiesto chi me lo avesse fatto fare, o i momenti in cui ho constatato di avere ancora la testa, ma non più il fisico per correre a lungo, appesantito da giubbotto, elmetto e il resto. O forse dire che so quello che succede dall’altra parte, ho visto reportages, ho letto libri e testimonianze, e poco tempo fa, quello sulla morte di Marie Colvin a Bab Amro, Homs: ma non faccio l’algebra degli orrori (mi basterebbe raccontare che il mio cameramen è stato sequestrato e gli hanno tolto quasi tutti i denti a uno a uno, prima di essere scambiato). O essere più intimo, e dire della paura, e dei ricordi che ti fanno compagnia, in quei momenti. Ma la storia è un storia che spetta di diritto a Maloula (il nome di Maloula mi è sempre piaciuto, perché mi ricorda una delle prime parole pronunciate da mia figlia, il dito puntato su una scena di un fumetto con una casa desolata: palula…). Aveva ragione.

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15 risposte a “Lettera da Damasco 4 (e ultima)

  1. letti gli articoli, visti i video, sentiti i discorsi dei politici e non…convinto ke noi Italiani non dovremmo mandare i ns soldati a farsi ammazzare o fare la fine dei 2 Marò…ma mi chiedo sono più bestie quelli che compiono questi scempi o quelle che gliele lasciano fare in nome di una ricchezza naturale che non c’è? no petrolio, no gas, no chessò…no party!

  2. Sarà che provo una forte ammirazione per Tony Capuozzo, un grande rispetto per un giornalista che si mette sempre in prima linea pur di informare gli italiani su come vanno le cose anche al di fuori dall’Italia. Sarà che ciò che racconta non può non suscitare interesse perchè lo dice con passione e perchè proviene da esperienze dirette…eppure penso anche io che dovremmo smetterla di combattere le guerre degli altri, gli altri che non vogliono la pace, gli altri che hanno ideali diversi dai nostri proprio perchè di religione diversa. Perchè continuare a mandare i nostri a morire per qualcuno che questo aiuto non lo vuole?

  3. a ottobre 2010 ho avuto la fortuna di visitare la Siria ed è stato un viaggio veramente affascinante. sentire ora questi racconti e vedere queste immagine lascia proprio l’amaro in bocca. Abbiamo incontrato gente discreta, cortese e molto gentile

  4. Ho cercato qua e là il suo indirizzo mail ma, se non faceboook (ke aberro), sn riuscito a trovare il sistema di scriverle.
    Approfitto quindi di questo sistema.
    Non credo noi si abbia affinità politiche ma quando una persona merita un’osservazione, la merita.
    Ho letto parte dei suoi articoli ed il suo vissuto professionale.
    Mi devo complimentare con Lei.Veramente un professionista umano, schietto, efficace, non di parte insomma…la ammiro. Parlo di osservazione non di complimento..i complimenti, solitamente non sono obbiettivi e spesso non sinceri…le osservazioni sono semplicemente oggettive.
    I miei rispetti.
    Mario Michellini – Mantova.

  5. Ho visitato la Siria in un tour 6 anni fa quando ancora era una terra straordinaria ed intatta che ti apriva il cuore per la bellezza delle sue città, dei paesaggi e per la semplicità ed umiltà della gente. Il viaggio più bello e ricco di emozioni fatto sino ad ora! Le notizie quotidiane di distruzione delle città di questo paese sono per me fonte di tristezza per ciò che avevo visto e che non c’è più… E’ molto vivo il ricordo della strada che porta a Maloula; bellissima vista di queste case poste sul fianco della montagna, la grande statua della Madonna che guarda la valle…ed infine aver avuto la fortuna, nella chiesa di S. Tecla, di sentir recitare il Padre Nostro in aramaico…che forte emozione da pelle d’oca!! Ed ora anche questo è solo ricordo…

  6. Ciao Toni,
    ti seguo da sempre.. e mi sono sempre domandata come facessi a resistere in zone di guerra, a non impazzire dalla paura, dal dolore, dall’orrore…mi sono sempre chiesta come potete, tu, i tuoi cameramen, i tuoi colleghi di ogni dove, in nome di un “lavoro”, del dovere di cronaca, scegliere volontariamente di andare in certe zone del mondo, quando, in altre parti dello stesso mondo, la gente“ se ne frega”, non si scompone davanti a nulla, gira la faccia dall’altra parte, guarda di sfuggita le notizie commenta con le solite frasi fatte, indifferente davanti al sangue, alla morte, ai civili e non ammazzati come mosche…
    In pochi credo si rendano davvero conto quanto “costano”, in termini umani, quelle immagini, quei servizi, quelle foto che ci arrivano in tv e in internet…
    Guardo me, mio figlio e mio marito e mi dico che la nostra è solo fortuna… fortuna di essere nati in una parte del mondo che non è in guerra..
    Sei bravissimo, siete bravissimi tutti.
    Vi ammiro.

  7. Questo resoconto é terribile, dimostra quanto sia intollerabile la religione islamica, verso coloro che professano una diversa fede. Il buonismo della nostra classe dirigente italiana è un atto di debolezza verso gli islamici e di assoluta follia verso il popolo italiano. Con le nostre frontiere colabrodo gli islamici ci stanno lentamente colonizzando. Il nostro paese sta’ muorendo economicamente, e scomparendo culturalmente.

  8. è un racconto che lascia un segno dentro….
    Le parole,poi, scelte con profondità. non possono che toccare il cuore e far vivere mentalmente e sentimentalmente la scena.

  9. Ci si può appassionare alla Siria per diversi motivi. Ho visitato, credo 4 anni fa, alcuni tra i suoi luoghi più significativi, compresa Maloula. Certo, allora sembraba tutto calmo, ma mi rendo conto che era una calma che covava un futuro di fuoco e di orrori. Me ne sono innamorata e da quando è iniziato il peggio sento una spina dentro di me, nella mia testa e nel mio cuore. Penso alle persone che affollavano il grande suq di Damasco, penso con una luce dorata negli occhi a Palmira, al KraK dei Cavalieri così vicino ad Homs città tanto martoriata. Penso a Maloula dove ho ascoltato il Padre Nostro in aramaico … Penso e non posso non associare i miei ricordi con quanto è successo dopo e continua a succedere. Tante vite umane, tanti bambini, tante autentiche bellezze che hanno sfidato il tempo spesso inesorabile. La sua testimonianza su Maloula, Sig. Capuozzo, aggiunge un’altra spina, ma è bene conoscere fin dove può arrivare l’uomo che, per quante “lezioni” possa aver ricevuto dalla Storia, è sempre quello “della pietra e della fionda”, ed anche peggio. Grazie per il suo caraggio.

  10. ..e invece interessa eccome….a me interessa davvero. Mi fa male lo stomaco a leggere e immaginare quegli orrori, ma non voglio smettere di sapere, non renderei giustizia, se giustizia si può chiamare, a chi vive lì, o altrove, ma insomma in una vita che non è più vita.
    Non smettere, non smettete di scrivere! Ammiro questo coraggio, e abbiamo bisogno di qualcuno che porti le voci di quella gente!
    …sto leggendo anche ora un libro sull’argomento…..

  11. @RENATO: ci stà, credo tu abbia parzialmente ragione. Buoni e cattivi..ovunque razza, sesso, colore e religione ma nn dimenticare le crociate..li abbiamo sterminati in nome di un Dio che dovrebbe essere unico sia che si chiami Allah, ke gesù etc…purtroppo l’esrtemismo è dettato da interessi..cioè, mi chiedo..nn hanno soldi per mangiare ma armi e munizioni, nn lavorano e manifestano xò hanno tutti il cellulare x fare i video..mi manca qualcosa..e a te? io sono cn te cm ideologia ma qui si parla di donne e bambini sterminati…gli uomini fanno la “V” ma sn mentecatti. In guerra ci sn sl perdenti ed a rimetterci sn i + deboli.nn è buonismo..io avvertirei la popolazione e passerei una tabula rasa sù chiunque abbia un’arma in mano xkè , quell’arma, può colpire ake da noi. ki gliele dà le armi, perchè? Gli estremisti vanno fermati cn ogni mezzo ma donne e bambini vano instradati nel viver civile, nn lasciati a loro stessi..gli uomini ke si ammazzino fra loro senza ke i ns militari intervengano..portiamo la pace e ritorniamo cn pallottole, bazooka, mine e poi e poi. stiamone fuori ma salviamo i bambini e le donne (nn kamikaze).
    Gli estremisti devono fare la fine ke meritano ma donne e bambini..occorre educarli. poi, x il resto..discorsi troppo lunghi..nn c’è spazio!!

  12. IN RITARDO MA CON GRANDE INTERESSE LEGGO QUESTO ARTICOLO!!! SONO STATA IN SIRIA E A MAALOULA NEL 2011 …… E’ STATO UN VIAGGIO SPLENDIDO E SPLENDIDA E’ STATA SANTA TECLA … HO PREGATO TANTO IN QUEL CONVENTO PER AVERE UN FIGLIO: DOPO QUEL VIAGGIO HO SAPUTO DI ESSERE INCINTA!!! GRANDE GIOIA MA SOLO DOPO POCHI MESI E’ SCOPPIATA UNA GUERRA ATROCE, FEROCE E TANTA TANTA VIOLENZA!!! BASTA TROVARE CHI “HA INIZIATO”… BISOGNA DIRE BASTA E BASTA!! ….. GRAZIE PER QUESTA TESTIMONIANZA MI E’ SERVITA PER RICORDARE I LUOGHI E LE PERSONE CONOSCIUTE…..

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