Le rose del male

Sono stato per qualche giorno nella terra dei fuochi, tra Caserta e Napoli. Venne chiamata così, una decina d’anni fa, in un rapporto sulle ecomafie, e i fuochi erano quelli appiccati ai cumuli di rifiuti abusivi. E’ un modo di chiamarla troppo poetico. Perché, almeno per me, ricorda quella Terra del Fuoco, alla fine del mondo, tra Argentina e Cile, dove i marinai che doppiavano capo Horn vedevano i fuochi accesi dagli indigeni per scaldarsi. Qui si muore, invece.
E per me è sempre difficile raccontare il fallimento di un mondo nel quale sento di avere qualche radice. Mi consola il ricordo di quando scesi a Napoli per la prima volta, ospite di mia nonna nei quartieri.
Mio padre la chiamava zia, perché aveva perso sua madre da bambino, e la seconda moglie di suo padre per lui era rimasta zia Elisa. Avevo nove anni, e quando la chiamai nonna, si mise a piangere, stringendomi al punto che pensai di aver sbagliato qualcosa, a chiamarla così.
I vicoli erano bellissimi, pieni di vita e di voci, mia nonna calava il paniere verso il fruttivendolo, il lattaio, il panettiere, e con una carrucola divideva il lavoro di dipanare la lana di un materasso con la dirimpettaia, sedute sui balconi, al quarto piano di due vecchi palazzi separati dal vicolo.
Nel vicolo c’era odore di salsa, e di orzata, e tutti facevano a gara ad essere gentili con me, perché venivo da fuori, e avevo un accento strano, nonostante il cognome. Dopo un mese, quando tornai a casa e dissi a mio padre che Napoli era bellissima – era più di cinquant’anni fa – mio padre scosse la testa, melanconico: non è più quella di una volta.
E’ andata sempre peggio.
E adesso provo a raccontare tre fallimenti almeno: quello della legalità, con la camorra che interra i rifiuti tossici. Quello delle amministrazioni, che non hanno mai saputo organizzare una decente raccolta dei rifiuti. Quello dei cittadini, che non hanno mai saputo e potuto essere tali.

Proviamo a raccontarlo a Terra!, lunedì sera su Retequattro, e la sera dopo, un po’ più presto, su Tgcom24.

Attraverso i volti, le parole, i silenzi di protagonisti qualunque, dal pediatra al contadino, dal maestro al magistrato. Gente che ha avuto la vita cambiata dalla macchina dei tumori. Come sempre, le storie che mi sono più care sono quelle che non sono riuscito a raccogliere e girare, le rose che uno non riesce a cogliere.
L’intervista con Michele il contadino, che riunisce in sé, come un Giano bifronte, due facce del problema: mette sul mercato prodotti di cui si sa troppo poco, ed è malato di tumore.
L’ho aspettato due volte invano, e la seconda era in un piazzale davanti a una fabbrica chiusa, dove incrociavano randagi impauriti. Mi hanno raccontato che gli operai di quella fabbrica sono morti tutti, e che la palazzina costruita dalla cooperativa dipendenti è una palazzina di vedove.
Racconterò, con Anna Migotto e Sabina Fedeli, altre storie. Senza una risposta vera, perché bisognerebbe che questa rivolta contro la malattia, che è anche la prima rivolta morale contro la camorra, contro la cattiva politica, contro il disastro civico dell’indifferenza, venisse considerata un’emergenza nazionale, per essere affrontata: come un terremoto che ha fatto centinaia di vittime, e forse migliaia, ma non tutte alla stessa ora, le 21.36, no: un terremoto perpetuo che continuerà a uccidere, piano, senza sismografi. Se non si perderà nella politica, è una rivolta che sa di riscatto, che porta una sottile speranza.
L’ultima occasione ? Non lo so, ma è un passaggio difficile, perché la gente diffida ormai anche degli inceneritori, e qualcuno accusa: state affondando l’unica cosa che va, l’export dei dop e dei doc.
Ma qualunque cosa, piuttosto di contare barconi interi di bambini e giovani che affondano in silenzio, con la disperata consolazione di farlo a casa loro, o al massimo in qualche corsia oncologica.

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6 risposte a “Le rose del male

  1. Caro Toni sono il prof. di Dalia, delle tue collaboratrici mi hanno intervistato giovedì mattina nella mia scuola che fu di Dalia. Non so se ti hanno riferito che all’inizio ero molto titubante nel rilasciare l’intervista. Poi una serie di considerazioni mi ha fatto cambiare idea. Sappi che sono un anti/berlusconiano della prima ora e quindi le reti Mediaset mi danno l’orticaria anche se adesso ma forse anche prima non aveva alcun senso essere o dichiararsi anti-berlusconiani. Ho seguito talvolta la tua trasmissione è indipendentemente dai miei giudizi e “pregiudizi” l’ho sempre trovata una trasmissione seria e non urlata. La giornalista che mi ha intervistato, Sabina, l’ho trovata da subito una persona intelligente e anche molto umana. Non so se hai avuto modo di vedere già la mia intervista e non so che impressione ti abbia potuto dare. Io ho voluto parlare cmq quasi esclusivamente di Dalia perché credo nella sua forza e se mi sono commosso nel farlo è perché in pubblico, quando parlo di lei, mi riesce difficile non farlo. Non ricordo tutto quello che ho detto, magari ho potuto dire anche qualche cosa sciocca o non in linea con quello che è il mio ruolo di educatore. In ogni caso va bene così. Questa intervista l’ho data un po’ perché costretto dagli eventi e molto per mantener fede ad una promessa fatta alla madre di Dalia: “Signora vostra figlia vi giuro, non morirà mai”. Non credo però che rilascerò sull’argomento altre interviste, fa troppo male parlare di lei davanti ad una telecamera. Spero che con questa mia intervista possa dare un piccolo contributo per smuovere le coscienza di chi per troppo tempo è stato a guardare o peggio è stato complice di quella che è la storia tremenda della terra dei fuochi. Ciao Toni

  2. GRAZIE! Abito a Giugliano ,cosiddetto quadrilatero della morte, la ringrazio del suo interessamento! I nostri “signori” politici neanche quello fanno!

  3. CHI VIGILA E CONTROLLA PER PREVENIRE E REPRIMERE IL FENOMENO DISCARICHE ABUSIVE E DEI ROGHI,HA ANCHE LA RESPONSABILITA DI CIO CHE SUCCEDE PERCHE NON FA BENE IL PROPRIO LAVORO!!!

  4. A tutti gli abitanti della Campania (Napoli-Caserta ) sopratutto le forze dell’ordine di quelle zone Carabinieri e Polizia impassibili a tutto ciò .Sinceramente non ero a conoscenza di questa situazione dopo aver visto il programma delle IENE sono rimasta impietrita non ci sono parole .
    Sulla bocca di tutti e dico tutti nessuno fà nulla è un vero SCEMPIO per la salute . Provate a pensare ai Vostri figli alle famiglie di tutti coloro che vivono in quelle zone , UNA VERGOGNA . Le piantagioni di ortaggi e frutta tutto Infetto falde acquifere lo stesso . E’ VOSTRO DOVERE PARLARE , voi VENDETE TUMORI CONSAPEVOLI questo fà paura. LA camorra mandatatela a quel paese i loro figli mangeranno la stessa Merda . I politici inutile ogni commento nè hanno parlato tutti come sempre gran parole ….CI VIVRESTE in quelle Zone ???? RISPONDETE EH

  5. Agghiacciante scoprire che queste situazioni si protraggono nel tempo. Un sentito grazie a chi documenta con reportage accurati i fatti. E’ precisa responsabilità di tutti fare qualcosa!

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