Marò: l’innocenza è una carta selvaggia

Italia e India, sulla questione dei marò, sembrano due giocatori di poker che litigano su un dettaglio -la finestra aperta perché uno fuma troppe sigarette, la luce che l’altro vorrebbe più tenue  – evitando la madre di tutti i problemi, le carte che ognuno dei due ha in mano. Adesso l’intoppo che prolunga l’inchiesta dell’Agenzia Nazionale di Investigazioni indiana è la questione dell’interrogatorio degli altri quattro fucilieri di marina che erano, con Latorre e Girone, a bordo della Lexie, quel 15 di febbraio di un anno fa. Per l’India non vanno bene gli interrogatori via skype, nè via mail, nè l’invio di funzionari a Roma per effettuare l’interrogatorio. Per l’Italia non va bene inviare in India i quattro. La questione non è di poco conto, perché sembra che le raffazzonate perizie balistiche non abbiano confermato che a sparare siano state le armi sequestrate con  Latorre e Girone, e come si sa ogni arma è strettamente individuale e ogni arma lascia un segno unico sui proiettili. Continua a leggere