Trump, calma e gesso

 

E’ per me piuttosto piacevole girovagare tra il disorientamento dei commentatori dopo il trionfo di Trump. Passata in cavalleria l’abbaglio di tutti coloro che prevedevano la vittoria di Hillary – si sono presto perdonati – resta qua e là una specie di smarrimento, come se svegliandoti una mattina ti fossi ritrovato in una casa diversa da quella in cui ti eri addormentato. Naturalmente questo spaesamento non è solo dei giornalisti, ma anche  dei potenti cui spesso  sono contigui: non sanno che pesci pigliare: l’incontro a Berlino con Obama sarà una specie di rimpatriata tra reduci, e non vittoriosi. E vale, lo spaesamento anche per la gente comune, e a maggior ragione per chi ha una visione del mondo novecentesca. Per i militanti è più facile: Trump è il nuovo nazismo, e occorre ripartire dalle manifestazioni di Portland, o di Seattle.  E giù con i palliativi: ecco cosa succede se la sinistra non fa la sinistra, ecco lo spettro del populismo (per una volta, un vocabolo che non ci viene dall’inglese, ma da russo, a ricordarci i predicatori di un socialismo rurale, che tutto erano meno che di destra). I casi più buffi si fermano ai meccanismi elettorali e così, dall’Italia che non è capace di darsi una legge elettorale decente arrivano critiche al sistema elettorale americano – eh, Hillary ha preso più voti…anche Gore prese più voti ma perse con Bush – o si attardano sui sondaggi (eh, se i seggi fossero assegnati in base ai sondaggi, saltando a piè pari i voti..) o, innamorati delle masse solo se sono ubbidienti, mettendo in forse il suffragio universale, che fa votare anche la bassa cultura. Va da sé che anche i tentativi di destra di annettersi la vittoria di Trump, o di imitarne le ragioni, ha i suoi lati ridicoli.

Ma ha vinto Trump, e con questo bisogna fare i conti. Leggo le biografie del suo staff, per capirci qualcosa di più, e le sue prime interviste. Molto incentrate sulla politica interna. Dobbiamo essere spaventati dall’amputazione dell’Obamacare ? Per quel che so era stato un malriuscito tentativo di fare della sanità americana qualcosa di meno privato, di meno privilegiato, che si era tradotto in un aumento dei costi per le famiglie della classe media.  Ho sempre considerato la sanità italiana – pur con tutti i guasti che appartengono al file giornalistico della malasanità – qualcosa di cui andare fieri. Per quel che conosco l’America  ho sempre pensato che qualcosa del genere non appartenesse alla cultura di quel paese, dove l’idea stessa di Stato è molto diversa dalla nostra: loro amano la bandiera, amano la libera impresa,  e vedono lo Stato come qualcosa di ingombrante, noi sdegniamo la parola patria, tartassiamo le partite IVA, e ci accomodiamo nel ventre molle del pubblico impiego, delle sovvenzioni, dello Stato.

Caccerà i clandestini, Trump ? Non  so come si possano cacciare tre milioni di persone, forse bisognerà chiedere a Obama, che ha deportato negli anni della sua presidenza 2 milioni e mezzo di messicani (i numeri sono fastidiosi, ma meglio dei sondaggi). E se si limitasse a deportarne mezzo milione in più, cioè i tre milioni con precedenti penali sugli 11 milioni di “sans papier” cosa potremmo contrapporgli, la via italiana ?  Noi siamo il contrario: nessuno è clandestino, in Italia si entra, se si accetta di pagare e rischiare la traversata delle acque territoriali libiche, e si resta. Compreso chi commette reati. Se pensi che l’accoglienza è senza limiti, va bene. Se pensi che debba esistere un tetto che protegga la dignità degli accoglienti e degli accolti, è una via fallimentare. E il muro con il Messico ?  Ma perché, la Gran Bretagna che costruisce a sue spese un muro a Calais ?  E gli austriaci, gli sloveni, i tedeschi di Baviera, è l’onda populista e fascista o solo l’amara realtà che mostra come, quando l’insicurezza è un sentimento diffuso, i muri non sono così disprezzabile.  Il Papa ha il diritto e il dovere di predicare contro i muri, ma la cronaca dimostra che l’odioso muro d’Israele ha azzerato gli attentati suicidi, ha funzionato.  Quando io ero bambino si stava a porte aperte, adesso vanno le porte blindate: preferivo il prima –ho sempre amato le case americane senza rete di recinzione, ma lì se entri in casa d’altri rischi che ti sparino –  ma il dopo ha qualche spiegazione.

Di Trump, in realtà la cosa che mi preoccupa di più è la questione dell’ambiente.Sto a guardare con incertezza le eventuali misure protezionistiche, quasi un argine alla globalizzazione, ma non mi dispiace la sua visione del mondo, per ora abbozzata e rozza. Hillary Clinton avrebbe continuato a fare il muso duro con la Russia, a tentennare tra il dittatore Assad e una rivolta ormai islamizzata, a protrarre in eterno il sogno di esportare le democrazie, dall’Afghanistan alla Libia. Trump ha suonato la ritirata, le dimissioni dell’impero americano (non a caso Bush e i neocon erano contro di lui).  Vedremo le Nazioni Unite, che dalla Somalia in poi hanno inanellato disastri  cosa saranno capaci di fare, e vedremo l’Europa cosa sa fare di meglio: temo molto poco.  Vedremo la Nato, i cui sogni di grandezza – insieme con la UE hanno aiutato la crisi ucraina. Vedremo l’Italia, che resta con in mano il cerino della sua compagnia di militari in Lettonia, con il suo ospedale militare a Misurata. E vedremo come saranno i rapporti con la Cina, con l’Iran, con l’Egitto: tutto da scrivere, ma è un equilibrio planetario che salta e deve riaggiustarsi.  Certo, ci sono alcuni perdenti annunciati: dai palestinesi ai sauditi, ma non è detto che il banco saltato non li aiuti a cercare strade di affermazione del proprio diritto a esistere che non siano l’alternativa tra Hamas e una dirigenza corrotta gli uni, e la diffusione del wahabismo gli altri.  Insomma c’è da essere curiosi e preoccupati, ma con calma e gesso: il mondo si ridisegna, e non è un peccato.

Da ultimo, posto che non voglio neppure prendere in considerazione la minaccia ai diritti civili, alle libertà di orientamento sessuali o a quelle religiose (gli Usa hanno abbastanza anticorpi per scongiurarle, dovessero verificarsi. Quanto a quelle  non proprio religiose, che ci sia un cambio di atteggiamento verso l’Islam politico, dopo che i Fratelli Musulmani sono stati ricevuti alla Casa Bianca da Obama, è un bel passo in avanti), da ultimo so che quello che interessa di più è la conseguenza sul quadro politico italiano. Non lo so, ma mi sembra che molto di quello che sta dietro al voto per Trump in Italia sia già in atto da tempo: rifiuto della continuità, rancore contro la casta, crisi della sinistra, perdita di contatto con la realtà da parte dei media politicamente corretti.  Chi potrebbe cavalcare queste praterie di voti in libertà ? A pezzetti, Grillo (del tutto incerto sulle questioni delle immigrazioni) e Salvini (frenato dalla regionalità dei suoi consensi), ma entrambi, appunto, non sono una novità. E sul referendum ?  Dovessi guardare al fattore sorpresa, verrebbe da dire che sorpresa sarebbe che vincessero i SI’. Vincessero i NO c’è, come dall’altra parte, un bel pezzo di vecchio establishment in prima fila. Niente di nuovo sotto il pallido sole d’autunno.