In morte di Giulio Regeni

In morte di Giulio Regeni

Viene da essere sopraffatti dalla morte di un giovane animato solo dalla voglia di capire e di studiare. Appassionato osservatore di un mondo così diverso dalla sua innocenza, dal suo carattere aperto e lieto, come si intuisce anche al solo guardarlo nelle fotografie. Ma questo sgomento non deve impedire di ragionare. Il regime di Al Sisi – un baluardo autoritario contro il fondamentalismo dei Fratelli musulmani, un alleato tutt’altro che impeccabile dell’Occidente – conduce la sua guerra vera, in Sinai, contro il terrorismo fondamentalista. E combatte, come ogni regime autoritario, anche le sue guerre più sporche – i servizi, gli squadroni, i desaparecidos – contro gli integralisti, e anche forze politiche, sindacati, gruppi e singoli che vorrebbero solo un po’ di democrazia.
Era una minaccia per il regime un giovane studioso che scriveva qualche articolo – in genere destinato a restare a lungo nei cassetti – per un piccolo giornale italiano e che elaborava una sua tesi di dottorato per l’università di Cambridge ? Fosse stato fastidioso, avrebbero potuto ritirargli il visto, espellerlo, o farlo sparire per sempre: ucciderlo così è un esito destinato a procurare solo imbarazzo al regime. Un interrogatorio finito male di sgherri deviati ? Le condizioni del suo povero corpo fanno pensare a un delitto accompagnato da odio.
Giulio aveva frequentato ambienti del sindacalismo indipendente. E naturalmente faceva domande, prendeva appunti, fissava appuntamenti. Fondamentalisti simpatizzanti di al Maqdisi – la branca dello stato islamico in Sinai – militanti dei gruppi più radicali, fratelli musulmani sfuggiti alla repressione infiltrano ogni accenno di opposizione. Il giovane studioso friulano parlava bene l’inglese, oltre ad aver studiato l’arabo. Frequentava l’Università americana del Cairo. Era facile scambiarlo per una spia. E’ stato facile sequestrarlo, e interrogarlo sotto tortura, per estorcergli quello che non poteva essere estorto a un innocente. Non c’era riscatto da chiedere, né sequestro da rivendicare. C’era un corpo morto utile a imbarazzare il regime.
Che se n’è imbarazzato, inventandosi un incidente stradale, o la criminalità comune, o addirittura il delitto sessuale. Perché accettare un’ipotesi diversa vorrebbe dire accreditare che neppure Il Cairo è sicura, che il baluardo presenta ampie crepe, che i turisti, dopo il mar Rosso, devono dimenticare anche le piramidi di Giza. Ricordate l’aereo russo precipitato nel Sinai ? Anche allora le autorità egiziane resistettero disperatamente, contro ogni evidenza, all’ipotesi terroristica.
Non cambia nulla, all’esito finale, che sia stato ucciso da un regime o dai fondamentalisti . Ma la verità sollecitata da tanti non può essere la prima che viene. Intendiamoci: non ritengo il regime egiziano al di sopra di ogni sospetto. Solo che non mi sembra logico, e anche l’orrore ha una sua logica. Un giornalismo facile, e un po’ di melassa, hanno spinto a paragonare Giulio a Valeria Soresin. A me è venuto piuttosto in mente Vittorio Arrigoni, ucciso dai fondamentalisti a Gaza nell’aprile 2011. Solo che Arrigoni era un militante, e questo non bastò a salvarlo dai sospetti. Poteva essere salvato Giulio dalla trasparenza dei suoi studi, dall’innocenza delle sue curiosità, dalla limpidezza del suo sguardo sorridente ? Il male, che vesta le divise di un regime o gli abiti del terrorismo, non sopporta di essere guardato negli occhi.

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6 risposte a “In morte di Giulio Regeni

  1. Scusi signor Capuozzo io rispetto alla sua esperienza sono un dinosauro, ma non vorrei che questa vicenda venisse accumunata alle due ragazze italiane e 11 milioni di euro ragioni, il nome di questo ragazzo che credo abbia seguito una sua ideologia e fosse ben consapevole dei rischi a cui si approcciava………………….ma aldilà di tutto, le due storie sono diverse ma simili sotto certi punti di vista. Ma purtroppo c’è una differenza ed è che lui non potrà continuare la sua opera, invece le due ragazze che definite ” stolte o insolenti “; ma poi ognuno la pensi come voglia……………possano un giorno ritornare o pensare di farlo!. Sicuramente i due luoghi sono diversi e come le ho detto prima io non ho la sua straordinaria esperienza, ma purtroppo ho la sensazione che ora come ora è l’uomo ad essere l’arma più pericolosa……………………basta un attimo e certe teste iniziano a non girare come debbano e sono guai!. Oggi basta una goccia o parola o virgola o qualsiasi riferimento che si scatena ciò di cui abbiamo più paura, il caos o peggio ancora!.

  2. La iattanza di alcune giovani leve è cosa risaputa, l’esser laureato e “ricercatore” non autorizza a parlar male del paese che ti ospita e tantomeno a divulgare il libero pensiero. A volte è difficile esprimere il proprio parere persino in Italia, qualcuno è sempre in ascolto pronto a colpire ogni minimo segno di dissidenza. L’Egitto è un grande paese, ma in questo momento, a causa di situazioni politiche sfavorevoli, in quel luogo vige una dittatura piuttosto intransigente. Il ragazzo avrebbe dovuto semplicemente usare “tatto”, ma quello è riservato a uomini navigati e di esperienza, i ragazzi della “nouvelle-vague” non sanno nemmeno cosa sia.

  3. Il povero Regeni è stato barbaramente assassinato dopo essere stato torturato in maniera così “scientifica” da rendere possibili solo due ipotesi: o è stato scambiato per una spia, oppure una attività di intelligence la svolgeva davvero, sotto la copertura di ricercatore, a favore di chi non si saprà probabilmente mai.
    In entrambi i casi i responsabili della sua morte appartengono alla polizia egiziana o ai servizi segreti egiziani.

  4. Come al solito è un grande piacere leggerla. Lei ha una chiarezza, una lucidità e una mancanza di ipocrisia davvero rare in questo Paese di pennivendoli. Grazie

  5. Il cordoglio più profondo ed il più sincero rincrescimento per la fine del giovane Giulio REGENI. Ma santo cielo come è possibile mandare a muoversi o lasciare che un innocente (sotto tutti i punti di vista) si muova in ambienti di per sè pericolosissimi, instabili, intricati, opachi, indefiniti… Dove è verosimile che anche le “intelligences” più attrezzate fatichino a trovare il bandolo della matassa, a comprendere che cosa sta succedendo e come finirà… Come è possibile pretendere che in quel mondo la bandiera bianca dell’innocenza, possa andare allo sbaraglio senza credenziali e referenze riconosciute e riconoscibili, senza la protezione verificabile almeno di un tesserino da giornalista (ma meglio qualcosa di più concreto ed efficace…) come si stesse per scrivere un tema su una sia pur avventurosa gita scolastica? Come è immaginabile che un ragazzo possa portare disinvoltamente a compimento uno studio, una ricerca, che neanche i Servizi…? Un assassinio è un assassinio qualunque motivazione si adduca. Ma nemmeno individuando e assicurando alla giustizia i veri responsabili del misfatto saremo rasserenati. Gli innocenti, specie se profondamente appassionati, ma troppo pericolosamente esposti all’alta tensione vanno fermati prima che tocchino i fili. Anche una sola svista, una leggerezza e si resta fulminati.

  6. …io continuo a chiedermi chi era veramente questo ricercatore e che cosa e per chi stava raccogliendo informazioni o ricerche , se Regeni fosse nato a Mosca , avremmo tutti pensato che era uno del KGB….poi si scopre che ha paura ,di chi ? e se aveva paura come mai non si è rivolto all’Ambasciata Italiani a Il Cairo ….no…ci sono incomprensibili , qualcuno sa ma sta zitto perchè forse Regeni ricercava..ma ricercare può essere pure una copertura e inoltre per spiare non occorre essere James Bond .

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