DELLA PAURA

Mentre trovo bello e generoso da parte dei giovani di Parigi dire e scrivere “Io non ho paura”, mi pare assolutamente normale averne.  Mi hanno rivolto sempre una stessa domanda, le poche volte che vengo trascinato a raccontare le guerre che ho visto: non aveva paura?
Ho risposto sempre di averla provata ogni volta, la paura, e di non essermene mai vergognato.  Bisogna essere pazzi, o scemi, per non provarla, e bugiardi per negarlo. Continua a leggere

STAVOLTA NON POSSIAMO NEPPURE DIRE: JE SUIS…

A quest’ora della notte i morti sono già più di cento. E non possiamo neppure dire Je suis Charlie.

Non hanno attaccato una redazione eretica e irridente. Dovremmo dire che siamo spettatori di una partita di calcio, o spettatori di un teatro, o passanti: gente quaunque, cioè noi siamo noi.

Non serve consolarci con la constatazione che la strage coincide con la liberazione di Sinjar, e forse con la morte di Jihadi John, e dunque con qualche rovescio dello Stato Islamico in casa sua. E quello di cui potremmo consolarci, noi italiani, non è nobile: hanno colpito la Francia per i bombardamenti in Siria, e a noi, che ci limitiamo a qualche istruttore, ci hanno solo minacciato, La realtà è che i morti di Parigi ci riportano a quello che vogliamo ogni volta dimenticare: la realtà di un guerra senza confini (il re di Giordania aveva ammonito ieri: la Siria ci sta trascinando nella terza guerra mondiale). Continua a leggere