Il JIHAD, L’AEREO E I TALK SHOW

capuozzo
Ieri sera ho partecipato, a distanza, a Matrix.  E ho capito in prima persona la diffidenza che ho sempre provato per i talk show, indipendentemente dalla bravura del conduttore. Non si approfondisce nulla, tutto viene rapidamente portato dai politici alle nostre baruffe di cortile italiano, e in particolare sull’immigrazione, e se non urli sei solo.

C’erano due servizi, di Alfredo Macchi da Tunisi e di Fossa da Macomer, che in qualche modo confortavano quello che avevo detto nella puntata precedente. Ma io non volevo cantare vittoria – sulla pelle delle vittime del Bardo, poi, o sullo jihadismo “italiano” non mi sembra il caso – volevo ragionare andando un po’ più in là, sui temi della serata: gli arresti in una retata antiterrorismo, l’aereo caduto. Provo a farlo qui.

  • Gli arresti. I dettagli li conoscete: reclutamento per l’Isis. Credo sia sfuggita una cosa importante. L’albanese che  a Brescia, con lo zio, e all’amara insaputa del padre, lavorava a convincere un giovane tunisino di Como a partire,  il marocchino arrestato nel torinese, autore di un documento jihadista in italiano: erano tutti, con situazioni anagrafiche diverse, immigrati di seconda generazione:  italo-albanese, italo-tunisino, italo marocchino. Da un certo punto di vista questo è più allarmante del problema dell’infiltrazione sui barconi, o della predicazione nelle moschee italiane. Vuol dire che in una generazione cresciuta tra noi  la scuola,  la comunità locale,  famiglie desiderose di normalità hanno fallito,  l’integrazione ha riguardato la prima generazione, non la seconda.
  • L’aereo. Nulla potrà restituire la vita ai ragazzi tedeschi, al baritono e alla cantante, ai due neonati, ai centocinquanta destini del volo 9525. Ma in cuor mio sono tra quelli che si augurano il guasto tecnico, e temono l’ipotesi terroristica come una seconda e supplementare tragedia. Ma  alcune domande dobbiamo porcele:

-l’anomalia sta tutta in un raggiungimento della quota di crociera, e persino un po’ più in su, e in una discesa “lenta”, come controllata, fino al punto dell’impatto. Otto minuti in cui c’è un totale silenzio, non solo degli strumenti di bordo, ma persino dei cellulari dei passeggeri, che almeno nella fase finale devono pur avere agganciato un segnale.

– le indagini, pure in una situazione molto difficile, appaiono reticenti, se non semplicemente confuse. Basti pensare alla lista passeggeri, che comprende all’inizio tedeschi, spagnoli e turchi, e poi si complica con britannici, kazaki, iraniani, americani….è vero che trattandosi di un volo intraUE non c’è controllo di frontiera, ma semplice check in, eppure…..altri dubbi sorgono sulla questione scatole nere. Si danneggiano così facilmente?  Non lo so.

– so che le indagini stanno accertando profili e biografie di piloti, del personale che ha provveduto a controlli e riparazione, di chiunque sia salito a bordo. Il NYT, mi pare,  avanza l’ipotesi di un pilota barricato in cabina, che conduce l’aereo all’impatto finale. Tutto questo, comunque, non ha a che vedere con un guasto tecnico.

– l’immagine che mi sono fatto – e aiuta a rifuggire l’idea di  8 minuti di terrore – è quella di un aereo in cui tutti sono privi di vita, o storditi. La memoria è riandata a quel teatro Dubroka, a Mosca, nel 2002, quando le forze speciali russe, per stanare i terroristi ceceni, misero nei condotti di aerazione del teatro un gas potente, che mi pare si chiamasse fentanyl, uccidendo terroristi e ostaggi. Tenete presente, però, che anche se i piloti fossero addormentati, il pilota automatico sarebbe in grado di continuare, almeno fino a esaurimento carburante.  Al contrario: se fossero stati svegli e liberi di agire, l’aereo in discesa controllata è passato sopra tre aeroporti almeno…. Mesi fa siti jihadisti avevano divulgato le istruzioni per realizzare diversi aggressivi chimici da poter usare a bordo di aereomobili senza che fossero scoperti ai controlli prima dell’imbarco…

 

– è evidente che, legittimamente, le autorità stanno facendo di tutto per scongiurare l’ipotesi sabotaggio terroristico, che sarebbe fatale per economia, politica, psicologia europea. Ma a me risulta che prima ancora che l’aereo iniziasse a scendere, si siano levati in volo dei caccia francesi, per controllare l’aereo a vista. Ciò che avrebbe portato Hollande a dichiarare, prestissimo, che non c ‘erano sopravvissuti.

– l’ipotesi terroristica – per me che non sopporto dietrologia e complottismo – ha un potente antidoto. L’assenza di una rivendicazione. Alcuni tweet di esultanza jihadista testimoniano solo di bassezza morale. Ma qualche volta bisogna entrare nella testa del nemico:  è più efficace una tronfia e miserabile rivendicazione, o lasciar rosolare nel dubbio, nell’incertezza, nelle domande senza risposta?  Vorrei ricordare due cose:

1) la presenza di kazaki a bordo. Le indagini ne ricostruiranno le biografie. Ma non occorre avere una memoria prodigiosa per ricordare il filmato dell’Isis, a novembre in cui si mostra l’addestramento di bambini kazakhi…

2) quell’aereo è persino più informatizzato dei Boeing. L’estrema informatizzazione è anche estrema fragilità. Vi ricordo un articolo uscito sul Corsera, a gennaio: http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_gennaio_21/terrorismo-casa-un-espulso-manuale-riservato-lufthansa-4627fa14-a147-11e4-8f86-063e3fa7313b.shtml

 

Va da sé che tutto mi porta a “sperare” in un incidente. Ma i dubbi, non gli allarmismi, sono fatti per essere condivisi.

 

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4 risposte a “Il JIHAD, L’AEREO E I TALK SHOW

  1. il discorso dei barconi di immigrati che arrivano nelle coste italiane, basta volere si puo’ fare tutto,anche tirarli giu’ dalle spese quando partono, non li vuole nessuno moriranno di fame per strada,unico posto dove possono andare e’ il vaticano dentro li’ stanno bene insieme ai loro amici

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