In guerra ogni trincea è buona

B92RO0LIcAA9vU_L’ho imparato sul campo: in guerra ogni trincea è buona. Ogni muro dietro il quale ripararsi, ogni buca in cui gettarsi per evitare di essere colpiti.  E dunque è normale che tutti continuiamo a farci schermo con le preoccupazioni quotidiane, con i nostri affetti e le nostre evasioni preferite, musica o calcio, libri o film, pettegolezzi  o passioni politiche.  Ma c’è qualcosa di nuovo, nella sfida lanciata dall’Isis.

La prima novità  è la natura delle sue tattiche. Noi guardiamo ai suoi avanzamenti e ai suoi arretramenti così come abbiamo imparato sui libri di storia, su guerre il cui scopo era di allargare o difendere confini, terre da liberare, governare, amministrare.  E l’Isis, a modo suo amministra (c’è un video di propaganda singolare nella sua ingenuità che mostra mezzi dello Stato islamico intenti a riparare strade) imponendo tasse e sharia, schiavizzando e distribuendo morte. Ma è nel suo DNA la guerra permanente: non può conoscere soste, pace o tregua.  E allora ogni colpo inferto all’Isis, la liberazione di Kobane o la progettata difficile liberazione di Mosul non metteranno fine alla minaccia. Continua a leggere

Neji, il ragazzo con il sorriso. Cosa lo ha portato in mezzo ai tagliagole? E perchè?

capuozzo
Debbo confessare che, quando si è capito che lo jihadista ucciso da un cecchino donna curdo a Kobane non era italiano, ho provato una specie di sollievo. Mi era stato risparmiato l’imbarazzo di maneggiare una vita deragliata come era stata quella di Giuliano Del Nevo, di incontrare un dolore di famiglie che cercano di trovare comunque un senso a quella scelta, di interrogarmi su quello che può portare un italiano in mezzo ai tagliagole. Ma poi ho cercato di sapere e capire comunque: era pur sempre un immigrato vissuto tra noi, e che dall’Italia era partito per la Siria.

La prima cosa che mi ha incuriosito era l’aspetto di quello che si faceva chiamare Abo’u Izat Al Islam. Nella mia pagina Facebook, tra molti commenti aspri, qualcuno con più leggerezza aveva trovato una somiglianza con l’attore Stefano Accorsi. Non lo so, ma è certo che aveva una faccia aperta, un bel sorriso, e l’aria simpatica. Era la faccia di Neji Ben Amara, il suo vero nome. Ho trovato qualcuno che l’aveva sfiorato, a Milano. Un bar del centro dove andava a bere il caffè, e la descrizione che mi è stata fatta è questa- “un ragazzo simpatico, cordiale, appassionato di calcio. Nulla che non fosse normale, tranne il fatto che era molto magro…”. Continua a leggere

Siamo in guerra ?

isisNon c’è dubbio alcuno che lo Stato Islamico ci abbia dichiarato guerra, e dunque ci troviamo a fronteggiare una guerra. Ma le guerre hanno molti terreni, e tra i più importanti ci sono le reazioni psicologiche- la guerra dei nervi-  e la capacità di comunicare. A tradurre la nota massima francese dovremmo dire che in guerra bisogna andare come si va in guerra, attrezzati. L’Italia, invece, è messa male:

 1) Improvvide dichiarazioni del ministro degli esteri, e di quello della Difesa. In realtà gli unici a prenderli sul serio sono i nemici,  ci guadagniamo un po’ di minacce.

2) Renzi fa retromarcia e  rinvia tutto a un quadro Onu. A chiedere riunione del consiglio di sicurezza sono però Francia ed Egitto.
Continua a leggere

Marò, una memoria di parte

marò1Marò, tre anni di ingiustizia: il Corriere della Sera non se ne accorge, Repubblica fa un articolo sulla famiglia di uno dei due pescatori uccisi. Credo di poterlo dire senza ombre: è uno strano modo di ricordare che due cittadini italiani sono da tre anni in un limbo giuridico, accusati di aver sparato a due pescatori, senza che mai l’India sia riuscita a portarli a un processo, senza che l’Italia sia stata capace di un solo passo decisivo.  E’ uno strano modo, quello di Repubblica, perchè è peggio che pilatesco: di fatto è colpevolista. Ho detto senza ombre: “Terra! è stata la prima a occuparsi delle famiglie dei pescatori, intervistandole con Anna Migotto, nella primavera di tre anni fa”. Ho sempre considerato le famiglie dei pescatori vittime, così come considero Latorre e Girone vittime di un’ingiustizia. Ho sempre pensato che il tunnel giudiziario indo-italiano fosse un’ingiustizia per i due marò, e un’ingiustizia per la memoria dei due pescatori, omaggiata di due colpevoli a caso.

Continua a leggere

La suggestione dello jihadismo

jihadLe leggi, che pretendono di organizzare il mondo, faticano a modellarsi sull’infinita complessità dei destini personali. Da oggi, per decreto legge, è reato partire per combattere sul suolo straniero.  E allora vale anche  per Marcello Franceschi?

Il venticinquenne di Senigallia era in Siria come cooperante. Ha visto l’orrore, si è unito ai curdi di Kobane per combattere l’Isis. A leggerlo con i tempi lunghi della Storia è un decreto che condannerebbe  Garibaldi e  i volontari di Spagna, quel veneto che partecipò alla rivoluzione castrista e un ragazzo piemontese che morì in Salvador, e insomma un mucchio di persone che si batterono per cause giuste o sbagliate, ma sempre con una qualche generosità, e molte nobili illusioni.
Ma anche a leggerlo con gli occhi come fessure sul presente, non ci fa vedere nulla  sui processi ideali e psicologici che conducono a certe scelte definitive.  Siamo ignoranti, noi tutti, in materia, spaventati dal trionfo dell’orrore al punto da non capacitarci, dal ritenerlo follia incomprensibile. Continua a leggere

Il Colle dei famosi

mattarellaC’è stato un gran daffare intorno all’insediamento di Sergio Mattarella.
La cosa non mi ha affascinato, né colpito, se non per il coro delle lodi.
Non ho pregiudizi, aspetto di vederlo all’opera (la prima è vedere se davvero nominerà Di Paola come consigliere militare, dopo aver citato i marò: come mettere un incendiario a capo dei pompieri).
Ma ho come il sospetto che certo, la scadenza fosse importante, e però la cosa più importante fosse, per grandi elettori e grandi commentatori, il gioco delle parti, gli schieramenti, le mani di poker, il chi ha vinto chi ha perso, e il patto del Nazareno come ciambella di salvataggio o di dannazione: insomma l’eterna guerra civile italiana, senza spari, ormai solo un brusio di pianerottolo.

Continua a leggere