Gelsomini d’autunno

La rivoluzione tunisina, che diede la stura alle primavere arabe, è rimasta l’unica a non smarrirsi tra dittature o guerre. Domenica il 60% dei tunisini, smentendo i timori di una bassa affluenza alle urne, è andato a votare per il primo parlamento dopo il crollo del regime, quattro anni fa (le precedenti elezioni che avevano visto una schiacciante maggioranza del partito islamico erano state quelle dell’assemblea costituente).
Perché si temeva una diserzione dalle urne?
Perché molti entusiasmi si sono affievoliti, perché il paese è attraversato da una crisi economica cui si somma il calo del turismo, perché due anni di governo del partito islamico hanno spento molte speranze, e il governo tecnico che è succeduto non le ha riaccese. Ma soprattutto perché il voto a Ennahdha, il partito islamico, è considerato il voto di un elettorato fedele e militante, e dunque una bassa affluenza alle urne ne avrebbe facilitato quella che sembrava una vittoria annunciata. E invece, stando ai primi risultati, a vincere è Nidaa Tunes, l’Appello per la Tunisia, partito laico e riformatore, mentre Ennahdha vede i suoi consensi quasi dimezzati. Cosa c’è dietro questo voto?


Il timore di un paese stretto tra i rigori di un Islam prepotente (Ennahdha guarda ai Fratelli musulmani), tormentato dalle violenze dei gruppi salafiti, incapace di attirare investimenti   e turisti, sempre più lontano dall’Europa, e più vicino a Libia ed Egitto. I tunisini hanno scelto di non fidarsi delle promesse rassicuranti del partito islamico, cui pure va riconosciuto di aver votato una costituzione progressista, di aver passato la mano a un governo tecnico senza drammi, di aver consentito che le forze di sicurezza affrontassero infine in modo più deciso la minaccia terrorista. Hanno scelto in modo pragmatico, guardando all’Europa e alla tradizione di un paese che sin dall’indipendenza ha visto nella parità di genere (sì la divorzio, no al ripudio) e nella sostanziale laicità dello Stato le sue basi, e che dalla rivoluzione che si meritò il nome gentile di rivoluzione dei gelsomini ha guardato al pluralismo politico come a un’irrinunciabile segno della propria democrazia. E adesso ? Adesso ci sono due strade per formare un governo. Un’alleanza tra Nidaa Tunes e i partiti laici minori. Oppure un governo di Nidaa Tunes e del partito islamico, che non sarebbe lasciato a un rancoroso isolamento, preda delle sue ali più oltranziste, e verrebbe ancorato al processo democratico. C’è molta strada da fare. Tra un mese, oltre alle presidenziali, iniziano i processi contro il terrorismo maturati in questi quattro anni di incertezza: 600 imputati. Nelle fila dello Stato Islamico, in Siria, i tunisini sono il gruppo straniero più numeroso. In un paese in cui è stata la società civile – le donne in prima fila – a ottenere che la Costituzione prevedesse una piena parità, e in cui molte donne resistono al richiamo del velo, ormai adottato in tutte le periferie e le campagne, non può non preoccupare quello che è successo alla vigilia del voto. La polizia ha circondato un covo di Ansar Al Sharia, dove una soffiata aveva indicato esserci due terroristi armati. Un poliziotto è stato ucciso, e si è temuto che i due avessero preso in ostaggio cinque donne e due bambini, chiusi nella casa, e si è intavolata una trattativa perché fossero liberati. Quando una donna si è affacciata con l’arma in pugno si è capito che si trattava in realtà di un nucleo famigliare per intero votato alla causa. Solo i due bambini sono sopravvissuti all’assedio, mentre dietro le barriere della polizia la folla inneggiava al raid. E’ un voto, quello di domenica, che va oltre la Tunisia. Indica un piccolo modello di equilibrio tra identità religiosa e democrazia, tra califfato ed Europa. La lacerante alternativa che sta davanti ai giovani, raccontata nel reportage di Anna Migotto e Stefania Miretti in onda stasera a Terra!, a mezzanotte su Retequattro.

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2 risposte a “Gelsomini d’autunno

  1. Leggo con interesse tutti i tuoi articoli ed una domanda mi sorge spontanea.
    Perche’ ti danno così poco spazio nelle varie reti televisive?
    Forse perche’ sei bravo e serio?.
    Mi piacerebbe una tua risposta.

    • Cara Monica, lo spazio che mi danno in un certo senso mi basta e avanza. Detto in totale sincerità mi piacerebbe solo cominciare con Terra! dieci minuti prima della mezzanotte, e viaggiare un po’ di più. Per il resto non mi piacciono i protagonismi, nè amo sgomitare. faccio un lavoro che mi piace, in grande libertà e dunque sono grato a chi me lo permette: i telespettatori che seguono anche a tarda ora, i miei collaboratori, l’azienda che sta dietro a tutto questo. Ciao

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