Siriana

Giovedì alcuni colpi di mortaio, sparati dalle posizioni dei ribelli, hanno colpito il sobborgo di Jaramana, abitato da cristiani e drusi. Alla periferia della capitale, Jaramana era già stata la scena di altri attentati e bombardamenti. Ho scritto “ribelli”, ma le parole hanno sempre un colore, e “ribelli” in italiano desta simpatia (almeno per me, non fosse altro che per la vecchia canzone di Finardi), e forse dovrei scrivere un più neutro “insorti”, che comprende quel che resta della rivolta siriana, sopraffatta da miglia di combattenti jihadisti.

Il bilancio dei colpi di mortaio di giovedì è di due donne uccise. Certo, solo un dettaglio minuscolo in un totale sempre provvisorio che ha superato, comunicano i notarili bilanci del conflitto, le centoventimila vittime. L’incerta marcia di avvicinamento a Ginevra 2, il tavolo che dovrebbe discutere il futuro della Siria, sembra anch’essa sopraffatta dall’allargarsi delle tensioni: caccia israeliani hanno colpito un camion, nel porto di Latakia, che trasportava missili anti-nave, nel timore che questi finissero ad Hezbollah.

In Giordania si segnalano incidenti tra giordani e profughi siriani. Alla frontiera turca gruppi armati avrebbero fatto uso di armi chimiche, in Libano permane uno stato di tensione a Tripoli tra sunniti e sciti. L’Iraq sembra riprecipitato all’indietro, in una guerra civile senza più l’alibi della presenza americana.

Ci sono solo brutte notizie, dalla Siria ?

No: sta proseguendo con efficacia l’opera di smantellamento dell’arsenale chimico siriano (anche se può preoccuparci l’ipotesi che l’eliminazione delle armi chimiche possa avvenire in Albania…), il regime ha emanato un’amnistia rivolta ai militari che hanno disertato (una mossa furba ? Forse, ma anche un piccolo segnale di pacificazione, che conferma contatti tra esercito lealista e capi ribelli non più disposti a combattere al fianco dei salafiti. E spiega la condanna a morte, emesse da un Consiglio della Sharia ed eseguita ad Aleppo dall’Isis, di Hasan Jazara, comandante del battaglione Ghurada Al Sham, accusato di aver intrattenuto rapporti “traditori”).

E una buona notizia giunge dalla Polonia, dove è riapparso Marin Suder, giornalista che era stato sequestrato il 24 luglio in un centro media di Sarabeq, provincia di Idlib: sarebbe riuscito a fuggire da solo. Ma a volte anche le notizie buone aprono scenari paurosi. Si sono ritirate le centinaia di militanti islamici di Al Nusra (sembra gli stessi che presero Maloula) che avevano occupato l’antica cittadina di Sadad, 60 chilometri a sud di Homs, usando i suoi quindicimila abitanti come uno scudo umano. Ma hanno fatto a tempo a devastare case e chiese, uccidendo decine di cristiani poi gettati nelle fosse comuni. Tra loro molti donne e bambini. I cadaveri sono stati rinvenuti in due fosse comuni.
Secondo testimoni oculari, 45 civili sono stati uccisi mentre cercavano di fuggire o di mettersi in salvo
“In città – ha detto l’arcivescovo Selwanos Boutros Alnemeh – mancano del tutto elettricità, acqua e telefono. Tutte le case sono state derubate, e le proprietà saccheggiate. Le chiese sono danneggiate e dissacrate, private di libri antichi e arredi preziosi, imbrattate di scritte contro il cristianesimo. Le scuole, gli edifici governativi, gli edifici comunali sono distrutti, insieme con l’ufficio postale, l’ospedale e la clinica. Ai bambini di Sadad è stato rubato il futuro. Molte case non potranno nemmeno essere ricostruite”.

“Quanto accaduto a Sadad – afferma l’arcivescovo – è il più grande massacro dei cristiani in Siria.
Abbiamo gridato soccorso al mondo ma nessuno ci ha ascoltati. Dov’è la coscienza cristiana? Dov’è la coscienza umana ? Dove sono i miei fratelli? Penso a tutte le persone sofferenti, oggi nel lutto e nel disagio: ho un nodo alla gola e mi piange il cuore per quanto è successo nella mia arcidiocesi. Quale sarà il nostro futuro? Chiediamo a tutti di pregare per noi”. Sadad è probabilmente la città citata nell’Antico Testamento come Zedad, si trova ai margini del deserto, e vi si parla ancora l’aramaico. E’ stata contesa come un simbolo, ma anche per la su importanza strategica, in vista della battaglia di cui tutti parlano come decisiva: quella del Qalamoun, la striscia montagnosa a ridosso del confine con il Libano, che da Damasco sale fino a Homs.

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2 risposte a “Siriana

  1. Ho letto i suoi articoli, sempre realistici, coinvolgenti, mi piacerebbe contattarla dove posso scriverle ?

    GIUSEPPE MESSINA

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