Lettera da Damasco 3

E’ ancora buio, adesso, e non so se il black out che ha spento ieri sera le luci di Damasco, dopo che razzi avevano colpito una centrale elettrica, sia stato risolto o no. Nel mio albergo, come in molti palazzi che vedo dalla finestra, ci sono i generatori. Generatori anche nel ristorante in cui stavo mangiando, ieri sera (una zuppa di lenticchie, uno dei piatti mediorientali che mi piacciono di più), quando la sala è piombata al buio per qualche minuto e solo gli accendini illuminavano tavoli di famiglie, coppie, gruppi di amici. Avevo appena rivolto al mio stringer la solita stupida domanda: c’è qualcosa che permette di intuire chi sia sunnita, chi alauita, chi cristiano?
Nulla, neppure il velo che copre o meno i capelli delle donne, perché non tutte le musulmane lo indossano. Ma è ovvio che la maggior parte dei clienti del ristorante, come del resto la maggior parte tra i milioni di abitanti della capitale, siano sunniti, visto che sono il 74% della popolazione. Dunque guerra settaria, ma non per tutti.
Ci sono dei momenti in cui è inevitabile sorridere, anche a Damasco. A me succede quando sono intrappolato nel traffico, e penso a Benigni/Johnny Stecchino, e al gran problema di Palermo.
E quando mi sembra di vedere la città tappezzata di ritratti di Fabio Fazio: se la fisiognomica ha un senso, o Bashar Assad è meno cattivo di quel che sembra, o Fazio meno buono di quel che appare.
Ieri ho intervistato il vescovo dei cristiano ortodossi di rito greco, che mi ha detto di non avere alcuna notizia sulla sorte di padre Paolo Dall’Oglio né dei due suoi confratelli sequestrati nel nord del paese. Ma il momento più interessante di quell’incontro è venuto alla fine, quando è uscita dalla chiesa una donna minuta, sul viso un’espressione tragica di dolore contenuto, e il vescovo l’ha abbracciata. Suo figlio è stato sequestrato un anno fa, e lei sottolinea che non era un combattente, è stato preso mentre girava a distribuire gli inviti al proprio matrimonio. Nessuna richiesta di riscatto, nessuna notizia. Spesso i “prigionieri” qualunque, che non servono per riscatti o scambi, vengono messi a scavare i tunnel usati dai gruppi armati per sorprendere e spiazzare le unità dell’esercito.
Nel pomeriggio, altra intervista. Al direttore di Al Manar – il Faro – la televisione libanese di Hezbollah, che ha messo in piedi qui un robustissimo centro di corrispondenza, in buona parte in locali sotterranei, a prova di bombe e attentati. Un giovane cordiale, che nel suo ufficio tiene riproduzioni di affreschi michelangioleschi, ma anche il Corano. Ha accusato l’informazione internazionale di essere caduta troppo a lungo nelle manipolazioni degli insorti. Non faccio fatica a crederlo: il Medio Oriente è la terra promessa delle manipolazioni, sofisticate o grossolane.

Da tutte le parti, e tutte trappole in cui i pregiudizi, l’ingenuità, l’idealismo e l’ideologia di noi giornalisti trovano pane per i propri denti. Da tutte le parti. Metti le storie dell’orrore, di cui trovi tracce su internet, dai tiri dei cecchini contro le donne incinta alla bambina cui viene strappato il cuore. Non è salomonico e cinico dire che, alla fine, in guerre come questa, tutti tendono a somigliarsi, in una gara dell’orrore, e l’unica cosa cui credere è l’innocenza di ogni civile inerme, su ogni lato della linea del fuoco.

E’ una verità elementare cui sono arrivato tra delusioni e amare sorprese, in tanti inferni in cui non c’erano buoni e cattivi separati da linee nette, come nei film di guerra che vedevo da bambino. Si deve rinunciare alle bandiere, e munirsi solo di un po’ di pietà disarmata.

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2 risposte a “Lettera da Damasco 3

  1. Ringrazio per la preziosa testimonianza da Damasco, ennesima guerra dimenticata dal mondo.
    Sono ansioso e curioso di sapere quale sia lo scopo di questa guerra, il suo tornaconto. Non capisco. Nessuno me lo spiega.
    Io vedo solo armi, spari. Tutto alla luce del sole, mentre si “vive”. Allora questa “rivolta” non è del popolo, ma di “altri”. Insomma io non capisco!!
    Mi chiedo spesso “ma cosa mangiano questi?”. Io vedo solo armi e deserto…
    A questo punto suppongo che si “resista” finchè un giorno “dio” non farà cessare la guerra. Ma io non credo in alcun “dio”. E probabilmente anche questa eccessiva religiosità è uno dei mali del mondo.
    Grazie Toni.

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