Marò: l’innocenza è una carta selvaggia

Italia e India, sulla questione dei marò, sembrano due giocatori di poker che litigano su un dettaglio -la finestra aperta perché uno fuma troppe sigarette, la luce che l’altro vorrebbe più tenue  – evitando la madre di tutti i problemi, le carte che ognuno dei due ha in mano. Adesso l’intoppo che prolunga l’inchiesta dell’Agenzia Nazionale di Investigazioni indiana è la questione dell’interrogatorio degli altri quattro fucilieri di marina che erano, con Latorre e Girone, a bordo della Lexie, quel 15 di febbraio di un anno fa. Per l’India non vanno bene gli interrogatori via skype, nè via mail, nè l’invio di funzionari a Roma per effettuare l’interrogatorio. Per l’Italia non va bene inviare in India i quattro. La questione non è di poco conto, perché sembra che le raffazzonate perizie balistiche non abbiano confermato che a sparare siano state le armi sequestrate con  Latorre e Girone, e come si sa ogni arma è strettamente individuale e ogni arma lascia un segno unico sui proiettili.

Non è di poco conto perché pare ovvio che l’Italia tema provvedimenti restrittivi anche nei confronti degli altri quattro, e che  comunque ne faccia una questione di orgoglio. Lo stesso sta facendo l’India, che sbandiera un impegno sottoscritto a suo tempo dall’Italia, secondo il quale gli altri membri del team del San Marco, liberi di rientrare in patria, sarebbero comunque rimasti a disposizione dell’autorità giudiziaria indiana. Ma è un intoppo che fa comodo ad entrambi: consente all’Italia di fare, una volta tanto, l’irremovibile, e all’India di non chiudere l’inchiesta della Nia, anche dopo che sono scaduti i 90 giorni previsti dalle legge indiana.

Una specie di gioco della parti, sullo sfondo di quello che il pigro vocabolario politico italiano chiamerebbe un inciucio, e un cronista giudiziario definirebbe patteggiamento: una condanna simbolica dei due marò, e il ritorno a casa, con una pena da scontare nei modi più quieti e tranquilli, salvando l’onore, e non solo quello, di tutti. Un finale deamicisiano, che non a caso il ministro degli Esteri colloca prima di Natale. Il problema è che l’India fatica a chiudere l’inchiesta perché le premesse da cui si è mossa erano davvero sgangherate: gli inquirenti del Kerala si sono mossi come elefanti sulla scena del crimine, hanno manipolato dati e testimonianze, hanno omesso ipotesi investigative importanti.  L’Italia, davanti alle evidenze che contribuiscono a confermare l’innocenza dei due fucilieri di marina (hanno sparato sì, come del resto hanno confermato, ma in una circostanza e a un’ora molto diversa da quella che ha visto la morte di due pescatori indiani) ha eretto il muro del silenzio, nella politica e sui grandi media. E’ facile immaginare che abbiano prospettato, anche ai marò e alle loro famiglie, la via compromissoria scelta come la più veloce e la più sicura per tornare a casa: battersi per l’innocenza provocherebbe l’irrigidimento dell’India, proprio adesso che abbiamo trovato una scappatoia…. L’India sa che celebrare il processo con le “prove” che ha in mano è rischioso, e deve destreggiarsi in una situazione delicata: sono fuori gioco i campioni della colpevolezza della prima ora, la giustizia del Kerala e quel governatore del Kerala sommerso da scandali, ma sono pur sempre in vista, la prossima primavera, le elezioni presidenziali. Cavarsela con un’insufficienza di prove sarebbe un colpo da maestro, che circonderebbe la Suprema Corte di un’aura di coraggiosa patria del diritto, ma alimenterebbe critiche e strumentalizzazioni politiche. Ma peggio ancora sarebbe ammettere che i colpevoli della morte dei due pescatori erano altri, e se li sono fatti filare via sotto il naso. Un imbarazzo su cui l’Italia, debole da sempre, in questa vicenda, non vuole maramaldeggiare: meglio l’uovo della pena casalinga, e le uova degli affari come sempre, della gallina domani.
Così, romperemo qualche uovo, sabato prossimo, a Mezzi Toni, portando nuovi elementi che appuntano i sospetti sul comportamento della Olimpic Flair, la nave greca. Convinti che si possono avere, insieme, la libertà e il ritorno a  casa per i due marò, e la dignità che sottende a quella parola semplice che nessun ministro italiano ha mai avuto il coraggio di pronunciare, anche quando avevano ragione sulla questione della giurisdizione, quando compensavano- quasi come un’ammissione- le famiglie delle vittime, quando nutrivano timori comprensibili, come sull’interrogatorio degli altri quattro, senza mai però dire che non dobbiamo aver paura delle indagini,e  piuttosto pretenderle, e serie. Una parola : innocenza.

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40 risposte a “Marò: l’innocenza è una carta selvaggia

  1. Trovo assurda tutta la vicenda. Sono 2 militari italiani e come tali devo essere tutelati. Non entro nel merito se le accuse sono giuste o sbagliate ma indipendentemente da questo devo essere, eventualmente, processati in italia. Con tutte le tutele che lo stato deve ad ogni militare che operara in qualsiasi teatro. Se l’india non vuole restituire i maro, andiamo a riprenderceli. senza mezze misure!

  2. Ritengo che la via del compromesso sia in assoluto quella peggiore. Si potrebbe forse garantire il rientro a casa dei nostri soldati senza troppi intoppi, assicurando anche una pena più facilmente scontabile. Tuttavia segnarebbe con un marchio indelebile la vita e la carriera di due professionisti che, probabilmente innocenti, porterebbero per tutta la vita l’onta della colpevolezza senza essere stati gli artefici del misfatto. Ciò sarebbe difficile farlo per ognuno di noi, proviamo ad immaginare cosa potrebbe essere per due soldati facenti parte di un battaglione che mette l'”onore” e la “patria” (che non dovrebbe patteggiare ma difendere i propri uomini) come punto fermo del loro operare. Abbiamo bisogno della verità che, probabilmente, è sinonimo di innocenza. Saluti.

  3. caro tony ti apprezzo molto come giornalista perchè esponi bene gli argomenti trattati non sei di parte a nessun partito e sei molto schietto con le tue opininioni dove c’è da bacchettare bacchetti…….la questione marò…….due uomini dello stato dimenticati…..che vergogna……..bisogna portarli a casa senza se e senza ma niente ricatti dagli indiani visto che chi ha ucciso i loro pescatori non siamop noi ma loro sanna chi è stato…….allora prendono noi ciucci di italiani per espiare la colpa troppo comodo……dobbiamo ringraziare i ns.politicanti da strapazzo ……………..ci voleva uno come craxi che è riuscito per una volta a nonb far comandare nessuno a casa ns. (vedi sigonella)

  4. Vede signor capuozzo,questo caso è il simbolo per eccellenza di quanto il nostro paese sia considerato a livello europeo e mondiale,questo caso non ha neanche uno straccio di elemento su cui lavorare e fatto o gestito in maniera totalmente imbarazzante da ambo le parti.Pur avendo tutto il rispetto all’india……………………sia chiaro!,però ripeto che non vi è una base solida ove cominciare un processo che via via passano i tempi con prolungamenti più o meno giustificati,la posizione dei nostri marò sembra sempre meno chiara di quanto si pensi come la loro colpevolezza!…………………cui reputo questo spiacevole incidente,una buffonata colossale!.

  5. Gent.mo Sig. Capuozzo le scrivo per complimentarmi per il suo prezioso lavoro che seguo ormai da anni. Ho seguito l’altra sera la sua trasmissione “Mezzi toni” e l’ho trovata molto interessante oltre che veritiera. Grazie anche per questo blog che cercherò, nel mio piccolo, di seguire.
    Buon lavoro!

  6. Grande Toni,
    grazie per quello che fai e che scrivi sui NOSTRI MARO’. Li voglio in Italia e prego per loro tutti i giorni. Se puoi diglielo.
    Carlo
    51 anni
    Osimo (An)

  7. Ce ne vorrebbero di più di giornalisti come te,
    Emma Bonino era proprio la meno adatta a fare il ministro degli esteri, che cosa ci faccia lei in un ruolo così delicato non si capisce, come non si capisce da dove è saltata fuori visto che i radicali non hanno nemmeno superato la soglia di sbarramento in Parlamento.
    E’ una vergogna che si permetta l’India di calpestare i diritti dei nostri soldati e di tenerli ancora lì ad oltranza.
    Gli Stati Uniti, nostri alleati, non ci hanno permesso di processare i loro soldati per diverse stragi, vedi quella della funivia, gli States sanno tutelare sempre, anche troppo, i loro soldati, i nostri politici invece fanno proprio ridere, sono ridicoli, a cominciare da Enrico Letta.

  8. Credo che i nostri marò debbano tornare immediatamente a casa. se questi ragazzi fossero stati militari di un’altra nazione a quest’ora sarebbero stati già a casa. il nostro governo non sta facendo abbastanza e a livello mondiale non ci facciamo rispettare.

  9. Sappiamo quanto sia incredibile questa vicenda e quanto sia debole la diplomazia italiana e peggio il Parlamento che non vuole decidere per non irtare la sensibilita’ e gli affari indiani.
    Certo finira’ cosi’, verrebbe da dire a cantuccini e vinsanto, come in tutte le cose italiane degli ultimi vent’anni.
    Inutile nascondersi dietro il classico filo d’erba, ormai tutti si approfittano di noi, il prossimo sara’ il Kazakhstan.
    Sotto a chi tocca!

    Come sempre grande Toni, se non ci fossi tu!

  10. Bravo Toni. Credo che a breve potremo offrirti altre carte utili. Alla fine i fatti non potranno che essere incontrovertibili e allora? Chi paghera’ per tutto questo? Il Palazzo, Il Colle, la casta…una vergogna nazionale e un’offesa all’onore di tutti gli Italiani.

    Nicola -Minneapolis, MN, USA-

  11. Fa specie che due militari, a quanto pare innocenti, siano diventati delle pedine che alternativamente una parte e l’altra muovono a propria discrezione per far pendere l’ago della bilancia in un senso piuttosto che in quello opposto.
    Sono lì, in attesa di una sentenza che non arriva, e assolutamente certi che qualche pasticcio a livello di indagini è stato combinato, mentre i due Stati fanno a gomitate.
    Concordo comunque con chi dice che a livello internazionale non contiamo niente, e fare la voce grossa ci fa grottescamente somigliare ad un bambino volitivo che fa i capricci.
    Be’, cosa dire… speriamo tornino presto a casa.

  12. Buongiorno Toni,

    ho una domanda:

    cosa pensano tutti i nostri militari che sono pronti a dare la vita per uno stato che non li tutela?

  13. Questa tristissima vicenda è emblematica di un declino ormai inarrestabile.
    Non siamo una Nazione,questa è la realtà!!
    Purtroppo!!
    E per fortuna ci sono ancora dei giornalisti come te che nonostante tutto non smettono di cercare la verità.
    Conoscendoti so che continuerai questa battaglia per risvegliare in tutti noi quel concetto di dignità che al momento appartiene soltanto ai nostri due ragazzi per come si stanno comportando.
    Grazie,
    Corrado Andreotti
    Udine

  14. Ci sono troppi interessi economici di mezzo con cui la nostra politica e’ sempre stata collusa, vedi anche le varie stragi che ad oggi non hanno colpevoli a parte qualche capro espiatorio, credo che per questi poveri ragazzi ci siano poche possibilita’ di tornare in Italia se non per fare il Natale o la Pasqua con le famiglie. Purtroppo siamo in Italia dove tutti hanno dei diritti e vengono salvaguardati tranne gli Italiani ovviamente!!!!!

  15. Buonasera.
    Caro dott. Capuozzo, sottostare a ridicole leggi di un paese che, tollera e nasconde gli stupri
    su ragazzine e addiritura si permette di uccidere le ragazze che la subiscono, mi sembra una
    cosa veramente riprovevole.
    Non mi interessa minimamente che, l’India sia la nuova economia nascente è e sarà sempre
    un paese sottosviluppato e ritengo questo ricatto che, stà portando avanti verso due poveri ragazzi che, la loro colpa è quella di aver fatto il proprio lavoro è semplicemente inaudito.
    I nostri politici se ne fregano altamente e non si vede una via d’uscita, facciamo scoppiare un caso diplomatico è la cosa migliore.
    Se entro trenta giorni, i nostri ragazzi non saranno a casa, via tutti i cittadini indiani dall’Italia,
    semplice e chiaro, senza tergiversare ulteriormente.
    Avrei voluto vedere se, quei due ragazzi Fossero stati Tedeschi o Inglesi o addiritura Americani, ci sarebbe stata una rivolta pubblica.
    Ma purtroppo siamo in Italia, siamo solo capaci di calare i pantaloni d’avanti alle vere difficoltà.
    Cordialmente.

  16. la situazione nei nostri marò è la prova lampante di come la politica e gli accordi commerciali vengono prima della giustizia e della verità. Purtroppo i nostri ragazzi (non ho dubbi sulla loro innocenza) ne stanno subendo le conseguenze con onore e dignità. Sembra che in India vivano in costante “elezioni” e il timore di non essere eletti (o rieletti) la fa da padrone. Al politico non importa niente altro che il proprio interesse. Non dobbiamo assolutamente mandare in India gli altri marò per essere interrogati come testimoni perché sono sicura che troverebbero il modo di trattenere anche loro con qualche strano escamotage (più sono, meglio è).

  17. Buongiorno.
    Alla redazione.
    Non pensavo che il Tgcom usasse la censura, ho sempre ritenuto lo stesso, un Tg libero e lontano da certe restrizioni.
    Purtroppo mi sbagliavo, la libertà di opinione è semplicemente una chimera.
    Come i Tg di stato, fate passare solo quello che vi fà comodo.
    Grazie lo stesso.
    Cordialmente.

  18. Toni, sei un grande giornalista, un grande uomo che ha fatto un lavoro preziosissimo per i due militari italiani, che dovranno ringraziarti quando, speriamo tra breve (anche se il tempo trascorso tra i baluba indiani è già stato fin troppo) rientreranno in Patria.
    Oltre che quello del giornalista hai svolto anche il lavoro che i nostri (poco) solerti funzionari del ministero degli esteri avrebbero dovuto e potuto fare in poche settimane per dipanare questa matassa, ma gli interessi a cui hai accennato probabilmente hanno avuto la priorità sulle vite di chi ha tenuto e tiene sempre alto l’onore ed il prestigio di uno Stato che per ringraziamento, poi ti abbandona al tuo destino.
    Grazie di cuore per quello che hai fatto.

    Pier
    50 anni
    Nova Milanese

  19. ma possibile mai,due soldati in acque internazionali,in missione,ogniuno deve salvare la propria pelle e fare il proprio dovere,e poi???? vengono colpevolizzati!!ma per cosa? è una missione? e allora la rtisposta sapete qual’è? l’arma!
    fatevi la domanda e datevi la risposta.
    Ma che buffonata,ma quanto costa tutto questo iter, a discapito della crisi già abbastanza nera che tutti stiamo vivendo.
    Basta a casa, e che l’india con quei soldi dia da magiare a chi ha veramente bisogno.

  20. Grazie sig. Toni
    per l’interesse che nutre per i nostri ragazzi trattenuti in India, sembra che l’Italia si sia dimenticata di loro e ponga attenzioni ad argomenti molto meno importanti.
    Anch’io prego per questi due soldati che facciano ritorno in Italia presto dalle loro famiglie.
    M.Paola mamma di un soldato in missione

  21. Tony Capuozzo, la Sua è la firma da me personalmente più rispettata del panorama giornalistico italiano.
    La grinta con cui si batte per tenerci al corrente delle vicende dei nostri Marò é degna solo del massimo rispetto.

    In questa grottesca storia, allargando il quadro, si può vedere chiaramente quanto i nostri soldati (e non solo i soldati, ma anche tanti cittadini) facciano onore e tengano alto il nome del nostro paese nel mondo.
    Lo stesso onore che i nostri politici, che mandano i soldati in missione per ” rispettare gli impegni e per il prestigio della nazione”, parlando di concetti sconosciuti alle loro tristi e pressoché inutili (quando non dannose) vite, lo stesso onore, dicevo, che i politici buttano al vento con comportamenti meschini degni delle bettole dell’Italia peggiore, come mercanti di quart’ordine che intrallazzano con la borsa nera a danno dei propri cittadini.
    L’Italia, i suoi servitori ed il popolo Italiano non si meritano tali esseri come rappresentanti.
    Noi siamo i discendenti di Leonardo, Macchiavelli, Giulio Cesare, Giotto, Cesare Ottaviano, Cicerone e mille altri nomi che hanno fatto non solo la storia, ma la storia della civiltá, ciò che è rimasto sono gli scarti della Cloaca Massima

  22. Credo che se i nostri Marò fossero stati Americani ,Inglesi ,Tedeschi o Francesi,non avrebbero permesso la loro permanenza in India????. Non abbiamo gli attributi per competere a livello internazionale, la prova di forza ? gli ambasciatori Indiani non possono lasciare l’Italia ne comunicare con il loro paese ,non potendoli arrestare si possono isolare. Cari ministri , Ambasciatori, Consoli per fare questo lavoro ci vogliono tanti attributi grandi quanto un Elefante ed avete dimostrato di averli grandi come quelli di un Topo. Grazie per aver tenuto alto il nome degli ITALIANI.

  23. non dobbiamo dimenticarci di loro, non dobbiamo lasciare che questa vicenda finisca in fondo ai giornali
    i marò devono tornare a casa e nessun’altro andrà al loro posto
    i nostri politici DEVONO farsi sentire e rispettare nelle sedi internazionali
    altrimenti dovremmo ritirare i nostri soldati dalle missioni internazionali, con grande giovamento per le casse dello stato

  24. Caro Toni Capuozzo, condivido totalmente ogni tua parola ma vorrei che tu mettessi in risalto un evento che tutt’ora viene quasi sottovalutato quanto meno messo in second’ordine ma che è all’origine di quanto è accaduto: nella zona di mare in cui navigava l’ Erica Lexis vi eranno presenti anche altre navi militari che facevano parte della flottiglia anipirateria al comando di un ammiraglio italiano, se ben ricordo. Vorrei sapereachi ha dato l’ordine (sbagliato) al mercantile italiano di lasciare le acque internazionali per entrare nel porto di kerala?Nella sala operativa di Santa Rosa cosa facevano i nostri ammiragli? E poi infine vorrei dire a gianfranco Scrive che io non ho alcun rispetto per quell’India ….e per quella magistratura. Ma tant’è ogni paese ha la magistratura che si merita.
    Grazie Toni e a risentirti presto…..

  25. purtroppo siamo in italia con una politica senza basi, che cola, e senza forza…..
    se i marò fossero stati americani, inglesi o anche francesi non avrebbero superato i 15 giorni di detenzione in terra straniera, a prescindere dalla loro innocenza o meno, sono sempre militari, e come tali devono essere proteti dai loro vertici sia in pace sia in guerra. purtroppo l’italia non è in grado.

  26. Prendere due minuti e riflettere su tutta la vicenda vuol dire provocarsi del dolore da soli.
    Se i due marò fossero stati americani sarebbero stati a casa dopo tre giorni dall’arresto.
    Sentire che l’Italia non si vuole gigioneggiare nella posizione che li porta a dire di “no” alla richiesta indiana di farne arrivare (leggi “arrestare”) altri quattro, è a dir poco scandalosa.
    I nostri dovevano rimanere a casa già a Natale, e i politici dovevano mostrare il loro petto per il negato rientro.
    Che si speri nel termine, sicuramente con successo per i nostri, del processo per riaverli a casa è solo un altro modo per i politici di appuntarsi una spilletta al petto e inorgoglirsi. Speriamo che qualcuno prenda una posizione decisa e ferma.

  27. La vicenda dei nostri marò è assurda. Abbiamo dimostrato davanti al mondo intero che a livello internazionale non contiamo niente. Se i marò fossero stati americani o inglesi a quest’ora erano già a casa da tempo. Sono vicina alla famiglia e spero tornino subito a casa.saluti

  28. Ometto i meritati complimenti e faccio subito una domanda:

    Perchè, quando i Marò sono rientrati in Italia non sono stati arrestati?
    Sono accusati di omicidio. I fatti sono avvenuti sotto la giurisdizione italiana. Perchè il giudice competente per il caso non ha arrestato i due Marò appena messo piede in Italia? Il pericolo di “fuga” era noto.
    Nessuno ha denunciato la condotta omissiva del giudice competente? Non c’è stata una grave omissione di atti di ufficio? Anche di questo dovremmo informare sui media.
    Sergio

  29. Complimenti un tema trattato con semplicità, obiettività e prove concrete. L’onore non si svende per degli accordi commerciali che fanno mangiare ancora di più gli amici degli amici.. Patria e onore e’ alla base del credo di ogni militare e come tale non si può accettare un verdetto di una verità falsa solo per il buon nome di accordi commerciali. Lei è l’unica voce, seria, professionale ed onesta che ci è rimasta in questa povera e misera Italia.
    Complimenti

  30. Caro Tony inutile dirti il rammarico di tutta questa storia….io sono uno dei tanti colleghi e amico di Massimiliano e Salvatore….le regole di ingaggio le conosco perfettamente e so come vanno queste cose!L’innocanza dei miei due “fra” era scontata gia’ dall’inizio e non si doveva arrivare per nessunissima ragione a questo punto…se un leone è fuori dal branco dobbiamo andare a riprendecelo!Per mare e per terram, San Marco!

  31. Gli infiniti misteri sulla vicenda dei due marò

    Molti i dubbi che in questi 550 giorni sono emersi sulla vicenda dei due marò. Hanno sparato, non hanno sparato. Il S Antony era il peschereccio che aveva minacciato la Lexie e su cui Massimiliano e Salvatore hanno fatto fuoco di dissuasione. I fatti sono accaduti in acque nternazionali. Che ruolo ha avuto la petroliera greca Olimpich Flair. Perché l’Armatore ha dato l’ordine di rientrare in acque territoriali indiane ed attraccare sul porto di Koci. Con chi si é consultato. Chi ha avvertito l’Addetto Militare che da Delhi ha raggiunto Koci in tempo utile per essere in banchina al momento dell’attacco della Lexie. Perchè l’Italia non ha attivato l’arbitrato internazionale per ottenere un giudizio super partes sull’accaduto.

    Tante domande, poche le risposte molte delle quali incomplete specialmente se riferite ad aspetti del ruolo istituzionale dell’Italia. Nel frattempo i due “Leoni del S.Marco” sono ancora in ostaggio dell’India ed il loro futuro é poco comprensibile.

    Fra le tante incertezze solo un aspetto è stato formalmente chiarito dall’allora Ministro della Difesa, quando il 15 ottobre 2012 ha sottoscritto una risposta scritta ad un’interrogazione parlamentare, informando che l’Armatore della nave aveva chiesto il “nulla contro” alla struttura militare di Comando e Controllo del personale militare impegnato in operazioni Fuori Area, perchè la petroliera Lexie rientrasse in acque territoriali indiane ed attraccasse a Koci. Autorizzazione concessa dal Centro Operativo Interforze che secondo procedura si dovrebbe essere consultato con il Comando della Squadra Navale della Marina Militare (CINCINAV), organo di Comando, Coordinamento e Controllo delle unitá e del personale della Marina Militare che opera oltre i confini nazionali.

    Una notizia passata in sottordine, sicuramente non amplificata dagli Organi di Stampa nazionale quasi fosse un dettaglio di poco conto mentre, invece, la decisione rappresentava forse il nucleo principale, l’elemento fondamentale intorno al quale l’intera vicenda ruota da più di 500 giorni. Se la Lexie, infatti, non fosse rientrata in acque internazionali l’Italia avrebbe potuto pretendere in qualsiasi contesto internazionale l’applicazione nei confronti di Latorre e Girone il diritto di immunitá funzionale, chiudendo definitivamente l’intera faccenda.

    Qualcosa di poco chiaro e mai chiarito é invece avvenuto e si aggiunge al mistero di chi abbia avvertito dei fatti l’Addetto per la Difesa a Delhi, anche esso un Ufficiale di Marina e di chi abbia dato lui disposizioni su come muoversi su quello che stava diventando un terreno minato. Gli Esteri piuttosto che la Difesa ? La Presidenza del Consglio attraverso i rappresentanti dell’Intelligence italiana in India? Piuttosto l’Ambasciatore italiano del momento, in vero molto assente nell’immediatezza dei fatti.

    Non un dettaglio di poco conto, ma un altro elemento essenziale dal quale si potrebbe comprendere la “disinvoltura” con la quale l’Ufficiale ha accettato le richieste indiane di far consegnare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, decisione sicuramente non autonoma né improvvisata, conoscendo l’inerzia che caratterizza determinate funzioni all’estero.

    Vicende iniziali ma fondamentali che peraltro hanno visto un totale distacco dei vertici delle Forze Armate quasi che i due Marò fossero operatori di sicurezza civili. Un distacco forse anche determinato dalla convinzione che qualcosa di immediato si sarebbe ottenuto essendo Ministro della Difesa, per la prima volta in Italia, un collega, un Ammiraglio in quiescenza.

    Un silenzio assordante rotto solo dallo sdegno manifestato da centinaia di migliaia di cittadini italiani, in uniforme, ex militari, civili, donne ed uomini a cui stava a cuore la sorte di due italiani e quella dell’immagine internazionale delle proprio Paese. Gente inascoltata, addirittura bistrattata e giudicata invece dalle Istituzioni ai massimi livelli come elemento disturbatore.

    L’11 marzo un momento di riscossa nazionale, il Sottosegretario agli Esteri dott. Staffan de Mistura annuncia al mondo che i due marò non rientrano in India al termine del loro permesso elettorale e l’Italia ricorrerá ad un arbitrato internazionale. Un’illusoria speranza come tante altre, destinata ad annullarsi dopo una decina di giorni.

    Quello che é accaduto successivamente é noto a tutti. Vergogna sulla vergogna con un ex Comandante che dopo aver accettato che i propri uomini fossero riconsegnati al nemico non abbandona una nave ormai alla deriva e nello stesso tempo non sente il dovere di chiarire i tanti misteri ancora oscuri. Una scelta sicuramente non fatta per coprire chicchessia, non lo voglio pensare, forse solo per non urtare la suscettibilitá e gli ordini di lobby intoccabili.

    Improvvisamente, però il 24 marzo 2013, dopo che i due Marò sono stati fatti rientrare improvvisamente in India una voce si alza. L’ex diplomatico indiano Labil Sibal esclama “si tratta di una triste testimonianza dell’inettitudine della diplomazia italiana” in quel momento gestita dal Senatore Monti dopo le dimissioni del Ministro Terzi. Anche il Capo delle Forze Armate, l’Ammiraglio Binelli, finalmente mortificato dal battibecco fra Roma e Delhi grida, “basta con questa farsa, Latorre e Girone devono essere riconsegnati alla giurisdizione italiana ……”. Un altro tassello che si aggiunge al mosaico dei misteri in quanto solo dopo più di un anno da quel fatidico 15 febbraio del 2012, si sente una voce di Comandante che avrebbe dunito urlare prima, almeno nelle orecchie del suo ex collega Di Paola.

    A seguire, il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ricorda ” Latorre e Girone hanno avuto il coraggio dell’obbedienza, nel momento più difficile, guardando all’interesse dell’Italia, coerentemente con i loro valori di lealtá, onore ed amore di Patria che devono sempre inspirare le nostre azioni e le nostre scelte. Noi marinai continueremo a fare il nostro dovere con orgoglio e disciplina sul l’esempio di Latorre e Girone, fiduciosi della vittoria delle nostre ragioni. Sosteniamo incondizionatamente i fucilieri e le loro famiglie”.

    Nessuno, però, chiarisce chi abbia accettato Sulla linea di Comando militare la proposta dell’Armatore di fare rientrare la nave su Koci. Fra le tante parole finora dette, un’ammissione di responsabilitá In tal senso renderebbe onore e merito all’amore di Patria che ha inspirato le scelte di Latorre é Girone.

    Roma 28 agosto 2013 – ore 16,30

  32. Caro dott. Capuozzo,
    ringraziandola per la puntualità e lo scrupolo con cui segue la vicenda dei nostri colleghi Marò, mi è doveroso sottolineare come la maggior parte degli organi d’informazione abbia eclissato l’argomento relegandolo a “notiziuola” da rispolverare di tanto in tanto, magari per mancanza di altre notizie più accattivanti per il grande pubblico (parti reali, flirt di qualche attricetta, etc.).
    Confido che, come fino ad ora, voglia seguire la situazione informando, con puntualità e rigore (a volte anche scomodo per qualcuno), noi che non dimentichiamo chi veramente serve la Nazione.

    Grazie Pavan Mauro

  33. Gent.mo Sig.Capuozzo ha difeso più lei i nostri due militari che non il nostro governo.A volte ,anzi spesso,nella vita ci vuole coraggio …quel coraggiò che non si è voluto trovare a dire e a sostenere l innocenza dei due fucilieri.Di sicuro torneranno,e torneranno con una condanna che io ritengo ingiusta.Ingiusta perchè senza prove certe…ma vederli tornare ,sarà per tanti e tanti italiani ,un giorno di gioia..
    Buon lavoro a lei .

  34. Qualche mese fa,a Treviso alla presentazione del libro dell’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo,un giornalista di Repubblica che fungeva da moderatore,parlando dei marò disse di fronte ad un centinaio di persone,che gli assassini erano di certo loro perchè i fori dei proiettili erano di calibro NATO.I calibri NATO per le armi portatili sono “:7.62 e 5.60.Sono andato a cercare il calibro dell’ AK 47 Kalasnicov e guarda caso nella versione originale anche l’ AK47 ha il calibro 7.62 e nella versione più moderna ha il 5.60.Pare che gli indiani non abbiano fatto vedere i proiettili e questo è per me un’atto di autoaccusa.E’ vergognoso che un sedicente giornalista di un quotidiano di grande tiratura,si sia permesso di lanciare tali accuse senza documentarsi,bastava digitare AK47 su Internet…

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